baskerville

(per coltivare la buona fortuna metti dei fiori in cucina, nello studio e in camera da letto)

Month: dicembre, 2011

il lato b delle parole

Un tavolo non è solo un tavolo. È un materasso per il postino e ogni altro amante, la tortura che ci infliggiamo ogni natale, è la piazza dove ritrovi gli amici, il posto migliore per conoscersi.

Le parole raccontano, molto spesso nascondono e servono curiosità, passione, pazienza e voglia per comprenderle e trovarne il piacere nascosto.

Quindi se dico tavolo non pensate solo a un pezzo di legno. Così come il culo non è solo fortuna.

(La pisana è di Arturo Martini. Il culo più bello dell’arte mi disse qualcuno)

26.12 21.59

Oggi guardavo una foto. È strano come basti un fotogramma a portarci lontano. nel tempo o nello spazio, talvolta entrambe. Il rumore del tempo è violento, spesso metallico e non basta sciacquarsi la notte dal viso, al mattino, per dimenticare né avvicinarci.

Suonano le campane ogni mezz’ora, anche meno e il pendolo si fa sentire ogni attimo. Ogni cronometro ha un meccanismo evidente a scandire i secondi e il suono, se ci pensi, assomiglia allo scatto di una macchina fotografica.

E così guardavo la foto, in silenzio nello schiamazzo di ogni chilometro che ci separa. La guardavo per non abituarmi troppo al silenzio obbligatorio di questo mondo instabile, ai cattivi maestri vestiti ovviamente, alla compagnia di chi non è folle.

È questo il tempo evanescente che smaterializza i ricordi e ogni bene, la musica, il denaro. Il tempo pericoloso se diventa abitudine, se si elimina il dolore. Poi, però, basta una foto. E tu sei di nuovo vicina.

qualcuno parte e qualcuno resta e aspetta. in mezzo il tempo come mare, quello che ci tocca sempre nuotare e talvolta si beve. quello che non ha un orizzonte finito e lascia intatto ogni desiderio. e allora è questo che ti auguro, di andare, se vai, e di tornare a colori. di restare, se resti, e di saper aspettare perché tutto, prima o poi, arriva.

e di desiderare, sempre. come i sogni di notte.

 

 

from the bottom of my heart

bambina, i miei doni sono la follia, il coraggio, l’ambizione e l’irrequietezza. la fortuna degli amori e il delirio della solitudine. il gusto per le comete, per l’acqua e per gli uomini. desidero per te intelligenza e ingegno. uno sguardo curioso, un naso dotato di memoria, una bocca che sorrida e maledica con precisione divina, gambe che non invecchino, un pianto in grado di restituirti la fierezza. ti auguro di avere il senso del tempo che hanno le stelle, la tenacia delle formiche, il dubbio dei templi. spero che tu abbia fede negli àuguri, nella voce dei morti, nella bocca degli avventurieri, nella pace degli uomini che dimenticano il proprio destino, nella forza dei tuoi ricordi e nel futuro come promessa che contiene tutto ciò che non ti è ancora accaduto. (angeles mastretta – male d’amore)

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amore mio, i giorni sono freddi come ogni anno e non ci sono più foglie a ricordare il sole che le attraversava. ma non si può chiedere ad ogni natura di non seguire le proprie inclinazioni, a te di non diventare uragano e inverno, alla terra di farsi dura per proteggere chi, lì sotto, vuole finalmente riposare. non curarti della gente negli ascensori, dei lamenti di chi non ti ha conosciuto, degli ombrelli di chi, incurante e svelto, passa bagnando le buone intenzioni. qui il tempo corre normale e ci divertiamo a guardarlo dalla finestra, aspettiamo che passino i fine settimana e contiamo le parole che mancano aspettando un improvviso calore. amore mio, la gestione di sé è la nostra missione che raccontiamo sulle cartoline che scriviamo non potendo ignorarci. copriti bene e tieni caldi il cuore e le mani, io chiudo gli occhi ritmicamente, come è naturale. e se qualche goccia di te dovesse fuggire dai tuoi lascia che ghiacci o che non sia sprecata. e per natale ti auguro ciò che spero per te ogni altro giorno dell’anno. (io)

 

dick in the sky with diamond

C’è un’impressione di liquido a vedere le cose di Pippilotti Rist, colori accesi mentre tutto sembra passare. Non c’è nulla di fermo, preciso, determinato. Tutto cambia secondo dopo secondo e ciò che prima c’era un secondo dopo non c’è più o non è più lo stesso. E non importa se fosse un sorriso, una tempera sciolta nell’acqua, un cazzo volante, una bolla di sapone pantagruelica. Non importa se era una vita ma solo che quella vita è cambiata come succede a ognuno di noi. Pippilotti ci disegna a suo modo il concetto. Resta a noi la voglia di applicarlo.

(La mostra di Pippilotti Rist è all’ex cinema Manzoni, credo ancora per una settimana. Andare a vederla costa poco. Anzi nulla che l’entrata è libera. La canzone del video è una sua cover, più o meno, di un vecchio pezzo di Chris Isaak e la si sente all’ingresso, subito dopo il lampadario fatto di mutande)

fb

Buddy Bolden non lo conosce nessuno, o quasi. Era un musicista e nessuno l’ha mai registrato. E non era uno qualsiasi, era ‘il jazz’. È morto ottanta anni fa, pazzo, e nato cinquantaquattro anni prima, ovviamente a New Orleans.

B suonava in un posto poco raccomandabile già dal nome, la sala del culo puzzolente, eppure andavano tutti a sentirlo. Perché era nuovo, bravo, originale. Qualcuno dice che inventò l’improvvisazione ma non è certo. Credo che gli basti aver inventato il ragtime, il jazz.

B è uno di quegli uomini che rimangono nell’intimo della storia, quelli che cambiano il corso della vita e della cui vita nessuno sa niente. B ce lo portiamo dentro, inconsapevoli. Lo custodiamo e non lo sappiamo neanche.

Chissà se B è contento così, ovunque egli sia adesso, o se avrebbe, anche solo per un giorno, essere famoso come Louis Armstrong.

 

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