baskerville

(per coltivare la buona fortuna metti dei fiori in cucina, nello studio e in camera da letto)

Month: novembre, 2011

eri di fronte a me

Eri di fronte a me, ieri, e avrei voluto scriverlo. Chi sa disegnare, talvolta, disegna a memoria. Appunti presi in fretta, urgenze di fissare ciò che, in realtà è liquido. Perché gli istanti e gli innamorati è così che sono: liquidi. E allora chi sa disegnare, dicevo, è così che fa. Come Goya che disegnava con lo spirito di un esorcista. Disegnava per fissare nella memoria ciò che è sfuggente e non quotidiano, quel che sa di sangue e tormenta dentro.

Eri di fronte a me, ieri, e avrei voluto saperlo scrivere. Perché non è mai facile descrivere quel che non ha spigoli come il tempo che sai modificare o l’abbandono di ogni mia resistenza. E avrei voluto davvero trovare le parole mentre le parole si perdono quando sento il tuo profumo, quando annego nel tuo collo, quando i tuoi pensieri diventano gesti.

Eri di fronte a me, ieri, e non so raccontare la voglia quotidiana che oggi sento forte, il ritmo di un amore che Rossini avrebbe saputo suonare, quello che sento e che fa rima con il furore. Eri di fronte a me e non so dirlo, dipingerlo né farne musica e forse tutto questo non è neanche necessario. Perché lo sai che averti vicina è tutto quel che voglio.

amore mio,

Amore mio, non sempre il tempo è la misura di tutto. Van Gogh ha dipinto solo otto anni per diventare ciò che è adesso e un’ora sola con te giustifica ogni giorno passato ad attenderti. Perché l’emozione ha regole proprie e quel che si sente vale più di ogni scienza. Così quando si vorrebbe essere speciali si scopre che ciò che manca, alla fine, è solo un po’ di normalità.

 

d’autunno cadono foglie e muri.

Amore mio, come vedi ci sono giorni in cui cambia il mondo o almeno quello che crediamo di conoscere. Cambiano i presidenti e cambiano, a ragione o torto chissà, le speranze. Il tempo sereno diventa tempesta in pochi minuti e, allo stesso modo, ritorna sereno. Cambiano le maggioranze, le idee, i sogni, cambiano i governi e si chiudono gli ombrelli. Si alzano i baveri, si indossano cappotti, si fa il fumo con il nostro respiro e si aspetta, sempre, la primavera. Tutto cambia e qualcosa sempre attendiamo. E allora, amore mio, attendiamo anche noi. Attendiamo e teniamoci per mano. E qualcosa cambierà. E arriverà il nostro natale.

(La foto, amore a Leon, è di Luca Ravagnan)

editoriale di questi tempi

Eppure non siamo tutti colpevoli, non tutti vittime. Di ciò che ci accade siamo certamente responsabili ma non dobbiamo mai vergognarci di essere umani. Eppure non possiamo fare a meno di domandarci, talvolta: ‘come ho potuto scendere a patti solo per poter sopravvivere?’.

Non siamo tutti colpevoli e tocca imparare a resistere. Resistere alla volgarità dei piccoli aspetti della vita. Alla stupidità che troppo spesso ci circonda. Al vuoto, alla mancanza etica, al rifiuto della responsabilità condivisa che, quella sì, ci fa inconsapevolmente colpevoli. E resistere è un’arte, è creazione, è cultura, un’impercettibile piega.

Affidarsi all’arte, quindi. Alla cultura. Alla conoscenza. Alla consapevolezza che rende ogni idea, giusta o sbagliata, condivisibile o meno, naturale. Portarci al limite in cui la lingua, il pensiero, i segni sono contigui alla musica. Sobri come una linea giapponese. Definiti come nei sogni.

Affidarsi ai sogni, al cambiamento, alle possibilità. Credere che nessun governo è eterno.

E che certe cose, prima o poi, accadono. Che certe persone, prima o poi, nella nostra vita arrivano.

zig zag

 

 

 

 

Qualche anno fa Hans Magnus Enzensberger raccolse alcuni suoi articoli in un volume che intitolò ‘Zig Zag’. Si trattava, si tratta, di saggi su argomenti eterogenei e apparentemente slegati, volutamente non lineari.

 

Il concetto, di Enzensberger e, modestamente, anche mio, è che la vita non è l’essere ed essere uniformi e coerenti, ma una transizione continua. La vita procede a saltelli, a zig zag, appunto. E qualsiasi pensiero che proceda in linea retta non sarà mai adeguato alla nostra ricerca della comprensione, pur limitata, della realtà.

 

L’homo erectus, o detto più semplicemente noi, quindi, è più vicino alla verità quando accetta la propria fallibilità, quando ammette l’idea che nella vita nulla sia per sempre. Che si procede sempre di bolina.

 

Che non importa seguire una strada dritta per camminare, orgogliosamente, eretti.

 

 

 

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