baskerville

(per coltivare la buona fortuna metti dei fiori in cucina, nello studio e in camera da letto)

Month: settembre, 2011

scrivere con la sinistra

 

 

 

 

Scrivere è sempre qualcosa che diviene. Perché chi scrive, scrive sempre del mare. Ognuno del proprio te. Mai nulla che sia fermo, come portare aria fresca nelle stanze rinchiuse del delirio.

 

Ma scrivere, scrivere davvero, è una proiezione, una prospettiva, l’interpretazione di una foto e non la foto stessa. È ciò che si intende senza bisogno di dirlo, quello che l’occhio vede ma non può fermare. È dare voce ai propri pensieri minoritari, coscientemente.

 

Per questo scrivere è di sinistra. Perché la sinistra non è questione di mano, governo, di maggioranza, ecumenica. Ma di ogni minimo universale, come una opposizione libera da una sintassi scolastica, da ogni stupida invidia, da ogni difesa a pretesto.

 

Ogni sinistra, ogni vera sinistra, assomiglia alle più belle persone. Alla vera letteratura. Curiosa del particolare, mica egocentrica. Attraente, non possessiva. Intelligente, molto più della gente.

 

Talvolta mancina, ça va sans dire, ma non necessariamente.

 

un insieme, tipo.

Qualcuno, un costruttivista, ha scritto: ‘non si desidera mai veramente qualcuno o qualcosa. Si desidera sempre un insieme’.

L’amicizia, l’amore, ogni rapporto possibile, sociale, politico, sentimentale, non hanno alla base una unione di idee, ma di linguaggio.

Non serve dire le stesse cose né pensarle. Serve dirle allo stesso modo, allo stesso modo saperle ascoltare.

Empatia. Concatenazione.

Io, e chi dico io. E chi a me lo dice.

(foto di Stanley Kubrick)

agguato

Non occorre viaggiare molto per poter dire di aver visto e conosciuto. Deleuze sosteneva di non credere alla cultura, lui che era di certo uno dei più colti di Francia. Non di una cultura esibita ma curiosa. ‘Gli intellettuali sono solo persone che parlano, parlano di tutto. La cultura in fondo consiste nel chiacchierare. E gli intellettuali non smettono mai di parlare. Si spostano da un luogo all’altro senza smettere di farlo. Senza aggiungere nulla. Hanno un’opinione su tutto. E non li invidio per niente’ diceva, più o meno.

Non occorre viaggiare ma ‘restare in agguato’. Essere pronti agli incontri. Con le cose, la musica, l’arte. Con il pensiero e le idee. Io, al suo contrario, credo anche con le persone.

***

(‘Abecedario’ è una lunga, lunghissima intervista a Gilles Deleuze. Il riassunto del suo pensiero ipnotico. Il mondo fatto a lettere. Tipo ‘C’ per cultura)

 

piccole cose

 

La natura umana tende, senza capirne inutilità e insuccesso, a ricondurre tutto a ragione e regola, ma ognuno le proprie. A schemi coerenti se non proprio ordinati.

Io invece non credo alle analisi biochimiche di un bacio ma all’istinto che con i suoi errori ci fa ognuno, per fortuna, diverso. Non credo alla vivisezione dei fatti altrui, alla scienza che va oltre alla scienza, all’invidia. Credo all’ispirazione e non al pettegolezzo perché non si sa mai tutto quel che servirebbe sapere prima di aprire bocca.

Io non faccio inventari se non quelli imposti per legge ma ne lascio sempre il beneficio quasi fosse un dubbio finché la mia poca pazienza me lo consente. Io credo ai vivi, al vivi e al lascia vivere e mi importa solo di chi mi importa. Ho spalle larghe che a scrollarle volo lasciando indietro la polvere e le servette che fanno finta di pulire.

Ogni vita si conserva in valige, case e cuori e non conta il condominio e la sua passamaneria fuori moda se lo consideri solo un corridoio per arrivare alla strada. Tutto il resto, in fondo, sono solo piccole cose.

 

 

vedi

Vedi, ogni cosa l’abbiamo già vissuta ma in altri luoghi e in altre vite. Abbiamo già sfregato le nostre mani sulla fronte e ogni volta abbiamo creduto che i pensieri si stirassero come le nostre prime rughe. E ogni lettera, ogni P, ogni, F, ogni rara Y le abbiamo già dette a qualcuno ma forse in una sequenza diversa.

Vedi, siamo nati e morti mille volte e ogni volta ci siamo ritrovati in primavera o davanti a una birra bevuta in compagnia. E il discanto, l’amore, i gusti e la sorte sono già stati scritti ma noi non lo sappiamo per poter essere ancora curiosi. E in questa anarchia noi troviamo il nostro ordine, nel saper dimenticare c’è la nostra fortuna.

E in tutto questo il vero regalo è riconoscersi sapendosi ancora stupire. Trovare l’arte dove l’arte è, viaggiare ancora e non credere ai miracoli perché ogni cosa può essere. E forse è già stata ma chi se lo ricorda. Grazie a noi.

piccolo spazio pubblicità

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.